Ombra e Luce
A volte ciò che chiamiamo ombra è semplicemente una parte di noi che chiede di essere vista, ascoltata e accolta. Un viaggio dentro ciò che tendiamo a nascondere, per scoprire cosa accade quando smettiamo di combatterlo.


L’ombra
Prendo spunto da una mia vicenda personale per condividere una riflessione sulla mia ombra.
L'ombra è quella parte di sé che non si vede, quegli aspetti spiacevoli che si preferiscono tralasciare. L'ombra è quella parte non ancora presa in carico, non ancora espressa e riconosciuta, che persegue la sua agenda cercando di passare inosservata. È una parte che chiede di essere vista e riconosciuta perché nasconde dei bisogni inesprimibili e vulnerabili.
E come l'ombra delle foglie, essa può esistere solo nei punti in cui non traspira la luce, quando qualche ostacolo impedisce il suo passaggio diretto. Tanto comune nei bambini la paura del buio, quanto negli adulti quella delle proprie parti oscure.
Quando l’ombra cerca di proteggerci
Recentemente mi sono accorta di una mia ombra.
Non aveva l’aspetto che mi sarei aspettata. Non era rabbia, egoismo o qualcosa di evidentemente “oscuro”.
Era il bisogno di spiegarmi.
Mi sono accorta di quanto spesso sentissi la necessità di spiegare le mie azioni, le mie intenzioni, persino il mio sentire. Se qualcuno interpretava diversamente qualcosa che avevo fatto, nasceva in me un impulso quasi immediato a chiarire.
“Aspetta, non intendevo questo. Lascia che ti spieghi.”
Credo che dietro ci fosse qualcosa che, almeno in superficie, mi sembrava anche bello: metto molto amore nelle cose che faccio. Cerco di agire secondo ciò che sento essere buono, di prendermi cura, di portare un po’ di luce nel mondo.
E così, quando le mie intenzioni venivano fraintese, avevo la sensazione che a essere frainteso fosse qualcosa di molto più profondo.
Come se fosse stato frainteso il mio cuore.
Ma osservando meglio questa reazione ho iniziato a vedere qualcos’altro: non stavo soltanto cercando di farmi comprendere. Ma stavo cercando di essere accettata.
Sotto la reazione
È qui che l’ombra diventa interessante.
Perché possiamo fermarci alla superficie e pensare che il problema sia ciò che proviamo.
Sono arrabbiata.
Sono ferita.
Sono infastidita.
Sono stata fraintesa.
E facilmente possiamo identificarci con quella reazione.
Se sento rabbia, allora sono arrabbiata e devo comportarmi di conseguenza. Se mi sento ferita, qualcuno deve capire che mi ha ferita. Se mi sento fraintesa, devo spiegarmi finché l’altro finalmente non comprenderà chi sono veramente.
Ma forse sentire qualcosa non ci obbliga a diventarlo.
La rabbia può esserci senza che sia necessario agire dalla rabbia. La paura può esserci senza che debba decidere per noi. Possiamo persino sentire un fortissimo bisogno di essere compresi senza dover necessariamente spiegarci.
Ed è qui che, per me, comincia il gioco.
Non nel combattere la reazione, ma nel diventare curiosi di ciò che c’è sotto.
Cosa sta cercando di proteggere?
Quando ho provato a guardare oltre il bisogno di giustificarmi, ho trovato qualcosa di molto meno rumoroso.
Una parte di me che ha paura di sbagliare. Che teme che essere fraintesa possa significare essere rifiutata.
Che ha imparato, in qualche modo, che mantenere una relazione può richiedere di essere comprensibile, buona, coerente. E che quindi cerca continuamente di assicurarsi che l’immagine che gli altri hanno di me corrisponda a quella che vorrei trasmettere.
Vista da qui, quella parte non mi sembra più qualcosa da combattere. Mi fa tenerezza. Perché forse sta semplicemente cercando di assicurarsi una cosa molto umana:
“Posso essere accettata anche quando qualcuno non mi comprende?”
E se non mi spiegassi?
Questa è diventata una piccola pratica.
Quando sento nascere l’impulso di spiegarmi, provo a non obbedirgli immediatamente. Ma lo sento.
Magari noto la tensione nel corpo, l'agitazione nel petto, l'urgenza di prendere il telefono, di aggiungere un messaggio, di trovare le parole perfette che finalmente faranno capire all’altra persona cosa intendevo davvero.
E provo a rimanere lì.
Non perché spiegarsi sia sbagliato. Ci sono momenti in cui chiarire è necessario e importante. Ma perché c’è una differenza enorme tra spiegarsi per comunicare e spiegarsi perché non riusciamo a tollerare di essere fraintesi.
Nel secondo caso non sto più semplicemente parlando con l’altro. Sto chiedendo all’altro di tranquillizzare una parte di me. E quella parte, prima ancora della spiegazione, ha bisogno di me.
Prendere in carico la propria ombra
Per molto tempo ho immaginato il lavoro sull’ombra come qualcosa di piuttosto drammatico: scoprire parti terribili di sé e imparare ad accettarle.
Ora mi sembra qualcosa di molto più quotidiano. Prendersi cura dell’ombra può voler dire accorgersi della parte che vuole essere approvata, della parte gelosa. di quella che vuole avere ragione, quella che teme di non essere abbastanza. O quella che vorrebbe controllare tutto perché ha una paura enorme di perdere qualcosa.
E invece di consegnarle il volante o cercare di chiuderla nel bagagliaio, possiamo semplicemente sederci accanto a lei.
“Ti vedo e capisco perché hai paura.”
Ed è proprio qui che avviene qualcosa di curioso.
Quando quella parte viene finalmente vista, la reazione che aveva costruito per farsi ascoltare può perdere importanza. La rabbia può diventare secondaria rispetto alla vulnerabilità che stava proteggendo. Il bisogno di convincere può diminuire quando non abbiamo più bisogno che sia l’altro a rassicurarci sul nostro valore.
E il bisogno di giustificarci può allentarsi quando iniziamo ad accettare una possibilità fino a quel momento intollerabile: gli altri sono liberi di vederci come vogliono. Anche diversamente da come vediamo noi stessi.
Il gioco rivoluzionario
Forse allora il gioco rivoluzionario è questo.
Guardare ciò che emerge con onestà radicale e senza giudizio.
Con un “Oh. Guarda cosa è comparso.”. Qualunque questa sensazione o emozione sia.
E poi andare a vedere cosa c'è sotto: cosa sta cercando di ottenere questa parte? Di cosa ha bisogno? Da cosa sta cercando di proteggermi?
Questo gioco richiede il coraggio di essere noi stessi perché, paradossalmente, significa anche accettare di non poter controllare chi siamo nella mente degli altri.
Posso mettere amore nelle mie azioni. Posso cercare di essere onesta. Posso sbagliarmi e chiedere scusa quando qualcuno si sente ferito. Ma non posso costringere un’altra persona a comprendere le mie intenzioni. E forse non devo neanche farlo.
Luce e ombra
L’ombra delle foglie non scompare perché ci arrabbiamo con lei. Esiste perché qualcosa si trova tra la superficie e la luce. Forse anche dentro di noi funziona un po’ così.
Non abbiamo bisogno di combattere continuamente ciò che appare nell’ombra. Possiamo avvicinarci, guardare cosa sta impedendo alla luce di passare e prendercene cura. E allora magari scopriamo che sotto una reazione che ci sembrava enorme c’era qualcosa di molto piccolo e vulnerabile che chiedeva soltanto di non essere lasciato solo.
La luce, a quel punto, non serve a cancellare l’ombra ma a vedere cosa c’era dentro.
