1000 metri di pensieri
Cosa accade quando la mente non si ferma? Una riflessione personale sul legame tra pensieri, sensazioni corporee, meditazione e consapevolezza.


Qualche giorno fa, mentre camminavo in montagna, mi sono accorta di non riuscire a vedere davvero la bellezza che mi circondava.
L'escursione era spettacolare: ero circondata da antichissime rocce, fiori selvatici e mughi alpini. Eppure non riuscivo ad essere lì.
Ero incastrata nella mia mente.
Per una come me, che si impegna costantemente nella meditazione e nel praticare la presenza, è piuttosto frustrante rendersi conto che tutti gli sforzi fatti per stare nella realtà del qui e ora sembrino, improvvisamente, vani.
Tornata a casa ero talmente sfinita dal mio lavorio mentale da addormentarmi quasi istantaneamente. Non ero riuscita a ricaricarmi in Natura; al contrario, mi sentivo completamente drenata.
Cosa era andato storto?
Già mentre salivo quegli scoscesi pendii mi era abbastanza chiara la mia situazione interiore, ma non riuscivo a modificarla.
Alla base di quella iperattività mentale c'era un'emozione che non avevo espresso. Una situazione avvenuta poco prima dell'escursione aveva innescato in me un forte moto di rabbia e io, non essendo riuscita ad esprimerlo in modo efficace, l'avevo represso, trattenendolo dentro di me.
Durante la camminata non ero riuscita a prendermene cura e quell'emozione aveva continuato a lavorare dentro di me, alimentando un turbinio apparentemente incontrollabile di pensieri.
Questa esperienza mi ha fatto riflettere a lungo sui nostri meccanismi interiori e, soprattutto, sul legame profondo tra ciò che sentiamo nel corpo e ciò che accade nella mente.
Attraverso la pratica della meditazione Vipassana ho imparato a osservare come, al di sotto del continuo movimento dei pensieri, sia possibile incontrare un livello più immediato dell'esperienza: quello delle sensazioni corporee.
La pratica della Vipassana pone particolare attenzione a due principi: impermanenza ed equanimità.
Osservare l'impermanenza significa fare esperienza del fatto che ciò che sentiamo è in continuo mutamento. Sensazioni, emozioni e pensieri sorgono, cambiano e, prima o poi, passano.
L'equanimità consiste invece nel provare a osservare ciò che accade senza reagire immediatamente con desiderio o avversione: senza aggrapparsi a ciò che ci piace e senza cercare subito di allontanare ciò che ci disturba.
Ma come potevo portare tutto questo su quel sentiero di montagna?
Come stare dentro un'ondata di pensieri senza esserne completamente trascinata?
Forse la chiave non era cercare di fermare quei pensieri, né convincermi che non avessero senso.
Potevo, invece, smettere per un momento di seguirne il contenuto e domandarmi:
che cosa sta accadendo, adesso, nel mio corpo?
Portare l'attenzione alle sensazioni significa cambiare prospettiva. Non combattere ciò che c'è, ma provare a incontrarlo. Non essere necessariamente vittima di quello che sentiamo, ma diventare, almeno per qualche istante, esploratori della nostra esperienza.
E le neuroscienze?
Mi sono chiesta allora se potesse esserci un punto di incontro tra ciò che sperimentavo attraverso la meditazione e alcune delle moderne teorie sul funzionamento della mente.
Una possibile chiave di lettura viene dai modelli che descrivono il cervello come un sistema che integra continuamente informazioni provenienti dall'ambiente e dal corpo, costruendo interpretazioni utili a orientare il nostro comportamento.
Da questa prospettiva, ciò che pensiamo non è necessariamente una fotografia oggettiva di ciò che sta accadendo.
La nostra esperienza presente incontra infatti una storia precedente: apprendimenti, aspettative e modalità di risposta costruite nel tempo contribuiscono al modo in cui interpretiamo ciò che viviamo.
Questo non significa che i pensieri siano inutili o falsi.
Significa, forse, che non siamo obbligati a considerarli sempre una descrizione esatta della realtà.
E questa possibilità, per me, cambia molto.
Quando la mente non si ferma
Cosa fare, dunque, quando ci sentiamo sopraffatti da un loop mentale?
Un possibile primo passo è fermarsi.
E invece di continuare a cercare una soluzione dentro gli stessi pensieri, provare per qualche istante a rivolgere l'attenzione al corpo.
Dove sento quello che sto vivendo?
Potrebbe esserci tensione. Calore. Pressione. Un nodo. Un peso. Un'agitazione difficile persino da definire.
E potrebbero essere sensazioni spiacevoli, quindi non necessariamente facili da accogliere.
Non dobbiamo però costringerle a cambiare.
Possiamo provare semplicemente a osservarle, senza giudicarle e senza rifiutarle, ricordandoci che anche le sensazioni sono in continuo mutamento.
Senza volerle trasformare.
Senza volerle mandare via.
Semplicemente stando lì con loro.
La prossima volta che ti sentirai sopraffatto dai pensieri, prova per un momento a diventare investigatore delle tue sensazioni corporee.
Chissà cosa potresti scoprire.
